39) Il caffè fa male?

La caffeina è il costituente meglio caratterizzato del caffè, ed è presente anche in alcune bibite, nel tè, nel cacao, nel matè e nel guaranà. Una tazzina di caffè espresso, preparato con le macchine che utilizzano il vapore acqueo ad alta temperatura, contiene 80-100 mg di caffeina (il caffè “lungo” contiene un po’ più caffeina del caffè ristretto); una tazzina di caffè preparato con il metodo della bollitura, tipo caffè alla turca, contiene 100-150 mg di caffeina, una tazzina di caffè solubile ne contiene 60-100 mg, una tazzina di decaffeinato 2-5 mg, una coca cola 30 mg ed una tazza di cioccolato 20-50 mg. Il caffè esercita molteplici azioni favorevoli: stimola la secrezione gastrica (aiuta a digerire), la diuresi, migliora il tono del’umore e l’attività psicomotoria, la resistenza al sonno, alla noia ed alla fatica, potenzia l’azione di alcuni farmaci antidolorifici, può giovare nell’ emicrania, e riduce la sonnolenza e la caduta della pressione arteriosa che si verificano dopo il pasto in alcuni soggetti. Il caffè ad alte dosi, e a dosi non alte in soggetti particolarmente sensibili, ha effetto ansiogeno, eccitante, provoca insonnia e può aumentare la pressione arteriosa. Molti dati in merito alle conseguenze del caffé sulle aritmie, sulla colesterolemia, sulla pressione arteriosa e sulla patologia coronarica sono controversi. Anche in merito ai rapporti tra assunzione di caffè ed insorgenza di tumori i pareri non sono unanimi: avrebbe un certo effetto protettivo sui tumori del colon-retto, ma aumenterebbe il rischio di cancro della mammella e della vescica e, pare specialmente il decaffeinato, il rischio di cancro del pancreas e dell’ovaio. Gli effetti del caffè sono condizionati, oltre che dalla quantità che si assume, anche dalla sensibilità individuale (vi sono soggetti che non tollerano dosi anche modeste di caffè ed altri che tollerano senza disturbi dosi elevate), dal contesto ambientale, ecc., e non sono verosimilmente dovuti alla sola caffeina, ma anche ad altre sostanze presenti nelle bevande che la contengono. Mediando tra i pro ed i contro si può ritenere che possa essere concesso un moderato uso di caffè all’italiana, sino a 3 tazzine di caffè espresso al giorno, ai sani, un po’ meno alle gravide, che faranno bene a limitare anche le altre bevande che contengono caffeina. Il caffè decaffeinato consente anche agli ansiosi, agli ipertesi, ai cardiopatici, alle gravide, alle donne che allattano, ai sofferenti di ulcera peptica e di osteoporosi, agli ansiosi, a coloro che soffrono di insonnia ed ai forti fumatori, di godere del piacevole gusto del caffè evitandone gli effetti sfavorevoli. Tuttavia il decaffeinato aumenterebbe, come il caffè bollito e non filtrato, la colesterolemia, perciò è prudente che gli ipercolesterolemici evitino anche questo tipo di caffè. In alternativa al caffè, per chi vuole una bevanda naturale calda, si può bere una tazza di orzo, che non ha effetti sul cuore e sul sistema nervoso, o di tè. Una tazza di infuso di tè contiene in media 40-60 mg di teina, una sostanza simile alla caffeina, ma meno efficace e meno abbondante nel tè verde che nel tè nero; il tè leggero contiene solo 30-40 mg di teina, ed esiste anche il tè deteinato.  

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