La tiroidite di Hashimoto

La tiroidite di Hashimoto è una malattia autoimmune della tiroide. Provoca ipotiroidismo, ovvero un calo della produzione di ormoni tiroidei, con ricadute a cascata su tutti gli organi del corpo. Un’alimentazione antinfiammatoria è un modo semplice di aiutare la tiroide a tavola. La tiroide è una piccola ghiandola a forma di farfalla situata nel collo. Gli ormoni che produce svolgono un ruolo fondamentale nel governare il metabolismo corporeo e il funzionamento di organi importanti, tra cui innanzitutto cervello, cuore, fegato, reni e pelle. Si stima che una donna su otto sviluppi un’affezione della tiroide nel corso della vita e la più frequente di queste è la tiroidite di Hashimoto, un disturbo di tipo autoimmune, in cui il sistema immunitario attacca tessuti dell’organismo stesso, in questo caso, appunto, quelli della tiroide. Quest’azione provoca un danno progressivo alla tiroide e altera la produzione di ormoni tiroidei, nel senso di una loro diminuzione (ipotiroidismo). Compaiono allora sintomi come stanchezza, debolezza, mancanza di concentrazione, cali di memoria, sonnolenza diurna, ipersonnia (il bisogno di dormire più ore del normale), freddolosità, depressione, irritabilità, secchezza della pelle, caduta dei capelli, stitichezza, dolori muscoloscheletrici, calo del desiderio sessuale, alterazioni del ciclo mestruale, ingrassamento (perché il metabolismo rallenta e il corpo brucia meno calorie). Nella maggior parte dei casi, la tiroidite di Hashimoto porta a una tiroide cronicamente ipoattiva e al bisogno di assumere a vita un ormone sostitutivo sintetico, la levotiroxina (contenuto in farmaci come Eutirox). Nella tiroidite di Hashimoto una dieta che diminuisca i livelli di infiammazione può aiutare. Ecco allora una serie di suggerimenti alimentari che vanno in questa direzione.

Cibi da tenere in particolare considerazione:

pesce grasso (salmone pescato, sgombro, sardina ecc.), ricco di acidi grassi      essenziali omega 3.

olio extra vergine di oliva per il suo interessante contenuto di grassi monoinsaturi. Da usare a crudo, come unico condimento grasso, al posto di burro, margarina e oli di semi vari

frutta fresca, in gran quantità e da agricoltura biologica

verdura biologica, almeno una porzione a pranzo e una a cena. Due sono anche meglio

curcuma, una spezia dalle proprietà salutistiche meravigliose e dagli effetti antinfiammatori. Da spolverizzare abitualmente sulle pietanze

zenzero, un’altra spezia ad attività antinfiammatoria comprovata da studi scientifici. Inoltre è bene introdurre le seguenti modifiche:

sostituire i cereali raffinati con quelli integrali

tagliare drasticamente o meglio ancora eliminare completamente lo zucchero e ciò che lo contiene (dolci di ogni genere, bibite industriali ecc.)

alternare proteine animali con proteine vegetali (legumi, frutta in guscio), un pasto le une, il pasto successivo le altre

limitare i grassi saturi ed eliminare quelli idrogenati e parzialmente idrogenati (grassi trans), che si trovano in prodotti da forno industriali dolci e salati (biscotti, merendine, fette biscottate, cracker, grissini ecc.), patatine fritte, noccioline tostate.

 

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